In Liverpool.

 

Buongiorno, signori.

 

Sono stato lontano, per un pò. Ho trovato uno pseudo-lavoro, e una pseudo-vita sociale. Per fortuna, mi vengono in aiuto i detti degli antichi: “Non lasciare che una bella giornata rovini la tua vita di merda”.

In altre parole, questo blog riapre i battenti, e lo fa per restare. Lo fa per diventare presenza, solida e costante. Lo fa per tornare a fare da sfogo non alla depressione, ma al mio estro scrittorio (posto che esista) e alla mia creatività (posto che esista anch’essa, al di fuori dei miei sogni bagnati).

Parlando più in generale, complici l’estate e qualche piccolo evento positivo, annuncio alla mia platea evanescente che da questo momento si cercherà di suscitare la fortuna, non di attenderla sapendo che non verrà mai.

Voglio recuperare la sfera emotiva che mi sono strappato/mi è stata strappata/mi sono fatto strappare (“se proprio devo avere un passato, preferisco avere più opzioni possibili!”). Per farlo, ricomincio a desiderare. Di avere una vita più degna, un lavoro non delittuoso, un orizzonte diverso da scrutare quando mi affaccio alla finestra di mattina. Qualcosa che sia più simile alla vista mozzafiato dalla casa della Bellissima Claudia, e meno somigliante al muretto che ho osservato ogni giorno per un paio d’anni. Desidero, dunque.

Desidero nuovi compagni di viaggio.

Desidero recuperare i migliori fra quelli vecchi.

Desidero superare l’odio, la depressione, l’angoscia, la paura, la mia immensa vigliaccheria.

Desidero ricontattare There Goes My Hero per dirgli che mi dispiace, e accettare quel che verrà.
Desidero riprendere il controllo del focus interiore, del luogo dove vengono decise le cose che accadono.
Desidero più bellezza nella mia vita, come quella che oggi mi ha sovraccaricato di energia visitando la Cripta di San Magno nella città anticamente nomata come Alagna. E se non ci siete mai stati, mollate tutto e andateci.

Desidero desiderare in maniera sana e non contorta, meno pose ciniche da onanista fallito e più impegno sincero.

Umiltà mescolata all’ambizione, lavoro sapientemente mescolato all’intelligenza nelle scelte da prendere (su cosa lavorare, in ultima analisi).

 

Desidererei, signori, desidero, voglio, bramo, spero, anelo e tendo a, tornare a vivere. Per fare ciò, occorre rinascere un passo alla volta. Un paio di timidi passettini li abbiamo fatti, forse è vero. Ora bisogna continuare, e non fermarsi più.

Che qui m’aiuti il coraggio, quello che in passato non ho mai posseduto. Ora, ora più che mai, esso dovrà venire fuori. Dopo aver perso mille e una battaglie contro paure grandi, medie, piccole, 0,3 e 0,4 chiare doppio malto, è giunta l’ora di vincerne almeno una.

E poi, almeno un’altra.

E così via.
intanto, inauguriamo la Pseudo Rubrica Musicale: su consiglio del peraltro Direttore del Post, dunque, ascoltiamo In Liverpool di Suzanne Vega, anno del signore 1992. Una donna pensa ad un ex ragazzo mentre si trova a Liverpool, e d’improvviso le campane.
Campane, campane, suono, sentimento, amore.
La parola amore, in tutti i suoi significati, va recuperata. Il cuore scuro, antico, rovinato (cit. Gul’dan) deve tornare a battere. Liberarsi delle orrende incrostazioni accumulate e battere davvero, battere per una vita che non sia soltanto una simulazione scadente decisa da altri.
Avanti, dunque.

Ascoltiamo tutti insieme il suono delle campane di Liverpool.

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