Storia di un guilty pleasure: gli ABBA.

ABBA

Non capisco nulla di musica, assolutamente nulla. Sono la persona più stonata ch’io  conosca, e non so leggere le note. Le lezioni di educazione musicale delle scuole medie hanno rappresentato un fallimento, ed un impercettibile ma sinistro messaggero delle cose a venire. Eppure, nonostante tutto, io amo la musica. Una forma di comunicazione non verbale, alla quale noi umani aggiungiamo le parole: questo rappresenta ai miei occhi. Sono sicuro (nell’angolo della mente dove albergano le certezze prive di fondamento) che Dio abbia creato il mondo a ritmo di musica, partendo dalla Toccata e fuga in Re minore e concludendo il tutto con l’ultimo movimento della Nona di Beethoven.

Dato che la musica, nella mia visione delle cose, si accompagna ad un atto di creazione positiva, non potevo non innamorarmi degli ABBA. Il gruppo che ha cantato in modo semplice, ma comprensibile (e dunque universale): la bellezza di essere giovani (Dancing Queen),  quella di avere un amico da qualche parte nel mondo (SOS) e l’amore vero, pieno di gratitudine, per la musica (Thank you for the music). Gli ABBA sono il mio guilty pleasure; o meglio, lo sarebbero se io fossi un esperto di musica, costretto a nascondere questa passione allo stesso modo di un professore universitario che legga Topolino.

Per fortuna, la mia ignoranza sul tema permette di sbandierare questa passione ai quattro venti. Il testo più bello degli ABBA, quello che per me si staglia su tutti gli altri, è The winner takes it all: la canzone che descrive a puntino come ci si senta a perderlo, il gioco dell’amore (cit. Italia truzza dei primi anni Duemila). Dei versi così potenti (proprio perché semplici e diretti) meritano una base musicale adeguatamente pompata. Ci viene in aiuto l’Europa centro-settentrionale, prodiga nel fornirci infinite versioni di questa canzone. La mia preferita (la versione da cantare a squarciagola sotto la doccia, oppure chiusi in bagno a danneggiarsi l’udito con le cuffie) è questa:

 

 

Godetevi la potenza della musica vichinga e diffondete il verbo degli ABBA, cari lettori.

Al prossimo giro della Terra attorno al Sole.

2 pensieri riguardo “Storia di un guilty pleasure: gli ABBA.

  1. Caspiterina mi hai fatto pure scoprire un cantante niente male! E dici che non ne capisci di musica… Ma per piacere!!! ahahahah

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