This is your kingdom.

joan

Avete presente X-Men: Apocalypse? No?

Beh, male per voi. Si tratta di un allegro pastrocchio, un guazzabuglio nobilitato dalla regia e dalle idee di Bryan Synger. Un film di supereroi capace di discostarsi un minimo dal “canone” imposto dalla Marvel negli ultimi dieci anni. C’è di meglio in giro, eh, sia chiaro. Ad ogni modo: il film gode di una sequenza d’apertura visivamente impressionante, ambientata nell’antico Egitto. Nel corso di cinque-sei minuti scarsi, osserviamo un seppellimento, una sommossa, la fine di un faraone e la storia di un gruppo di coraggiosi che si condannarono ad una morte orribile in nome della libertà. la sequenza è visivamente impressionante, e si chiude con un seppellimento collettivo che darebbe gli incubi a qualsiasi persona sofferente di claustrofobia.

Musica, maestro!

La sequenza è soltanto parziale, ma vi dovrete accontentare.

Cosa c’entra tutto questo con la foto di Joan Collins, gnocca d’ordinanza nella Hollywood dei primi anni Cinquanta? E’ presto detto.

La sequenza nel film degli X-Men aveva fatto suonare un campanello nel mio cervello: dovevo averla già vista. Questo mi dicevo, nella mia tana a Bruxelles, dopo aver visto il film in streaming. Ma dove, per Dio?

Alla fine, dopo tanti anni, la campana nella testa ha suonato ancora.

La sequenza d’apertura di questo film si ispira al finale di un altro, uno che vidi da bambino, in tempi felici. Un finale che mi scioccò profondamente, poiché era tutt’altro che felice. Tutto sommato, si è rivelato profetico.

Il film in questione è Land of the Pharaohs, anno del Signore 1955, protagonista Joan Collins. La storia è abbastanza semplice: una malvagia, ambiziosa regina vuole soppiantare il Faraone, suo marito. Cerca di farlo con ogni tipo di intrigo, e alla fine ci riesce. Proprio nel momento del suo trionfo, tuttavia, la regina Joan subisce la vendetta del Gran Sacerdote, rimasto fedele al faraone defunto. Una vendetta quasi inimmaginabile: pur di uccidere la Regina, il Gran Sacerdote si fa sigillare assieme a lei (e a diversi altri officianti) nella tomba del Faraone. La tomba viene sigillata da enormi blocchi di pietra, impossibili da spostare: e il film finisce così. Della fine terrificante di coloro che sono rimasti intrappolati nella piramide, possiamo fare soltanto supposizioni. Asfissia? Cannibalismo? Chissà. Quel finale mi scosse davvero, nel profondo. E’ rimasto lì in attesa per almeno vent’anni, prima di riemergere negli ultimi due giorni. Del bambino viziato e spensierato che vide quel finale, non è rimasto più nulla. Lo ha sostituito un uomo che non vorrei conoscere, né per caso né per dovere. Ma tant’è. Quell’uomo è qui, ora. E ricorda le parole finali del Gran Sacerdote alla Regina disperata, terrorizzata:

There is no way out. This is you lied and schemed and murdered to achieve. This is your kingdom. 

Oggi, i Mercanti di Morte mi hanno comunicato che non mi vogliono a lavorare con loro. Non restano più molte occasioni di uscire dalla miseria in cui vivo. Posto che ce ne siano ancora, ovviamente. E sono stato io a volere tutto questo, anno dopo anno, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. Ho eretto un tempio alla catastrofe, e vi ho bruciato dentro la mia vita. E non c’è nulla di poetico in questo, resta solo tutta la mia sofferenza, che giustamente non interessa a nessuno. Questo è ciò che ho ottenuto mentendo, sbagliando, fallendo, cadendo.

This is my kingdom.

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