Essere soli.

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Quello in foto è un posto bellissimo, non trovate? Certo che lo è. Eppure, tutta la sua bellezza non basta, non mi basta più. E’ un pontile vuoto, ed io vorrei vederlo pieno di gente. Altre persone.

Negli ultimi sei anni, la mia vita si è progressivamente impoverita di rapporti umani. Sono passato dall’interagire con (forse) troppe persone, al non incontrarne più praticamente nessuna. Ora, qualcuno qui potrebbe cominciare il tipico pippone da blog ” e la solitudine mi ha insegnato molte cose, ha migliorato la capacità di allacciare rapporti umani di qualità ecc.”

Stronzate.

L’unica cosa che la solitudine ti insegna davvero, è quanto sarebbe bello fare le stesse cose, vivere le medesime situazioni, ma farlo in compagnia delle persone a cui tieni (le quali, si spera, tengano a loro volta a te).

Ma quelle persone non ci sono: o non ci sono più e se ne sono andate, o non ci sono mai state (contrariamente a quanto vorrebbe un certo costrutto sociale, non è affatto detto che nella vita di ciascuno di noi vi siano degli affetti).

E allora, cosa resta? Restano anni spesi all’interno di paradisi artificiali, creati da software house texane o da compagnie cinematografiche losangeline. Libri, alcuni. Fumetti, quanti ne volete. Pippe mentali e non, certamente. Più il solito corredo di rabbie, rancori, angosce, sommati ad una strisciante rassegnazione.
Se esiste un Dio nell’universo, Lui sa quanto una parte di me sia stufa di questa condotta, di questa non-vita.

Un’altra parte, quella della quale ci si deve prendere cura, non ha ancora evidentemente capito che il bozzolo si è fatto prigione.

Ieri, in seguito ad un piccolo rovescio quotidiano, ho capito due cose: 1. la vita adulta è la cosa peggiore che ci possa capitare (lo si sapeva già, eh, per carità) e 2. la desertificazione della propria vita si avverte, con sgomento e dolore, nel momento del bisogno. Quando la “rete di protezione” che senza merito mi ero ritrovato cucita attorno, non c’è più. E se manca la rete, la mente sprofonda, come un trapezista che manchi la presa.

Cosa resta da dire, oggi? Niente. Questo è il giorno del niente, come direbbe Dylan Dog.

L’unica cosa certa è che bisogna far proprie le parole di non ricordo più quale anime della mia gioventù spensierata (credo fosse FMA: Brotherhood, comunque) e “spezzare questa catena di odio, una volta per sempre”. Nel mio caso, si tratta di arrestare questo circolo auto-rigenerante di negatività, che ha portato una vita potenzialmente felice (rarissimo privilegio, me ne accorgo con 10 anni buoni di ritardo) a diventare un ricettacolo di frustrazione, depressione e dolore.

E solitudine. Tanta solitudine.

Un giorno, l’essere umano che da oggi ribattezzo I Fantastici Quattro (i nomi sono stati cambiati per proteggere i colpevoli, in questo caso, e non gli innocenti) mi disse che la solitudine è una virtù. Capite, lettori di Schrodinger? Una virtù. Una virtù.

A distanza di tanti anni, dopo aver visto il fiume della delusione che, anziché scorrere sotto i miei ponti, li ha travolti, posso dirlo: senti un po’, XXX, quella che hai detto era UNA CAZZATA MEMORABILE.

Solo un imbecille potrebbe definire la solitudine come una virtù…un imbecille, o qualcuno che combini al proprio interno ambizione, capacità e mancanza di umanità. Hey, sembra il tuo ritratto! Fortunata vessillifera dei Fantastici Quattro, tu non conoscerai mai la sconfitta. Al limite la mostruosità, posto che tu sia mai stata davvero umana. Resti comunque qualche gradino più in alto di Mater Morbi, alla quale verrà dedicato un post apposito (e non saranno fatti prigionieri).

Bene, prima di perdermi nelle solite fantasie di vendetta e rancore, vedo di concludere il discorso.

Non credete a quelli che cercano di vendervi la solitudine come una cosa figa, o come un momento di autodeterminazione e crescita. Non credete a quelli che spacciano la solitudine per sensibilità artistica.

La solitudine è una cosa orribile, uno dei grandi mali del mondo assieme alla malattia, alla povertà e alla violenza. Cercate una vita sociale, una vita composta da rapporti regolari con persone che vi vogliano bene. Cercate queste persone, cercatele anche in fondo al mare se necessario.

Tutto il resto è falso, ininfluente o solamente nostalgico, come la fotografia di un pontile abbandonato postata in un marginale interstizio della rete Internet, nell’Anno del Signore 2019.

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