How does it feel?

how is to watch dreams die

 

Adesso ricordare è dura, perché come diceva Dante – gli umanisti e i letterati hanno sempre tanto da insegnarci, persino in un mondo dominato dagli ingegneri – Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria. I versi provengono dal Canto V dell’Inferno, quel Canto, quello di Paolo e Francesca. Dante mette in bocca a Francesca il suo dolore di esule e di uomo solo; il frutto della sua poetica diverrà, col passare degli anni, una massima implacabile nella sua validità.

Adesso ricordare è dura, è difficile ricostruire tutti i momenti che hanno portato un ragazzo viziato e felice – considerato dai suoi coetanei un individuo brillante, e apprezzato dal suo stesso eroe, un grande professore – a diventare un adulto collerico, depresso, solitario, infelice ed irrealizzato. I momenti che hanno condotto a questa profonda trasformazione sono tanti, e stasera non ci sono le forze per ricostruire qualcosa di così terribile, nella sua banalità, come la vita del sottoscritto. Eppure, una cosa devo dirla, cari Lettori Quasi Esistenti: state attenti, potrebbe capitare a chiunque. Non date per scontato nulla di ciò che avete, né le grandi cose e le gioiose scoperte degli anni splendenti della giovinezza né quel che viene dopo, e da giovani ci sembra insignificante: un momento di vicinanza con un altro essere umano, gli animali, le piante, il maggio odoroso di Silvia, un amico.

Ho preso la massima conformista del “prendi la tua vita e fanne un capolavoro” e l’ho rimontata al contrario: ho distrutto sistematicamente quel che di bello c’era nella mia esistenza, fino a trasformarmi nella persona che non avrei mai voluto essere. Da qui, da questo luogo meschino e triste dove urla e risate sono la stessa cosa, perché tanto nessuno ascolta una nullità, restano due cose da fare. Combattere millimetro per millimetro ogni singolo, maledetto giorno che il Dio della vita e della morte scaglia sulla Terra, e continuare a cercare di cambiare. La quasi totalità della letteratura novecentesca, e buona parte del mito greco, stanno lì a dire che il cambiamento interiore sia impossibile. Tuttavia, rimane la speranza. E se la speranza è davvero quella chimera capace di dare agli storpi la forza di camminare, chiedo per me una speranza piccola, non enorme e travolgente: la speranza che basti per farmi impegnare a diventare un uomo migliore. La speranza bastante a farmi chiedere scusa al mio eroe, che se lo merita. La speranza di cambiare nel profondo, dove le cose contano davvero, e non solo in superficie. Chiedo una speranza piccola piccola, Vostro Onore, una che non si veda neanche, a meno che Lei non ci faccia attenzione. Me la voglio mettere in tasca, questa speranza, e lasciare che mi scaldi la coscia, là dove sono i muscoli, mentre cammino. Che mi dia la sensazione di avere un sole al mio fianco, anche se sono una faccia anonima nella folla, un volto sconfitto in mezzo ai nulli. Che mi faccia sentire meno solo. Che mi dia l’impressione di non essere solo, come il Messaggio di Tenerezza dell’Anonimo brasiliano, non so nemmeno se sia l’autore ma chissenefrega, da piccolo sul libro lessi Anonimo brasiliano ed ora per me questo componimento ha un titolo che si legge così, tutto d’un fiato come questo post scritto di getto: MessaggiodiTenerezzadell’AnonimoBrasiliano, come i vecchi reduci della Grande Guerra che chiamavano il Piave “ilPiavemormorò”, così, tutto attaccato, come fosse un’entità respirante e sussurrante, viva. Grazie, Professor M. Chiedo una piccola speranza, Adonai, perché al momento tutto ciò che vedo quando mi sveglio è il volto di Superman.

Ho letto questa storia di Superman nel 2004, quando il mondo era luminoso ed io ero giovane. Nulla aveva violato la mia comfort zone, e la vita era tutta una gioiosa scoperta. La storia s’intitola Che c’è di male nella verità, nella giustizia e nel Sogno Americano? 

In quella storia Superman affronta l’Elite, una rappresentazione parzialmente satirica dei nuovi supereroi americani degli anni ’90/2000: ipercinetici, violenti, amorali, problematici. Una sorta di ragazzi perduti dagli enormi poteri, e dall’enorme impatto distruttivo sul mondo occidentale. Nulla a che vedere con Superman e Batman, il Dio del Sole e il Cavaliere della Notte, e solo vaghe somiglianze coi supereroi con superproblemi degli anni Sessanta. L”Elite rappresenta, in particolar modo, una rilettura di Authority, il gruppo di eroi inventato da Warren Ellis agli inizi del 2000. Superman viene messo alle strette dai nuovi eroi, picchiato brutalmente, sconfitto, finché non decide di lasciarsi andare. E quando rivela tutto il proprio immenso potere, affronta faccia a faccia il leader dell’Elite, l’annoiato e potentissimo Manchester Black, rivelandogli quanto sia luminoso e terribile il furore biblico dei giusti. How does it feel, Black? etc. etc. How is to watch dreams die?

All’epoca, queste parole mi sembrarono troppo retoriche. Nel 2004, d’altronde, non capivo nemmeno che i più grandi versi di Dante non riguardavano Dio o l’amor cortese, ma il peso dei ricordi felici nel tempo avverso. Ora che ho distrutto la mia vita, insultato il dono che il Signore degli Eserciti mi aveva dato, e trasformato la mia quotidianità in qualcosa di così meschino da non poter neppure meritare l’aura romantica della grande sofferenza, che è pur sempre un’evasione dalla quotidianità, ora capisco le parole di Dante, le parole di Superman. Com’è, Black? Com’è, quando tutto ciò che pensavi di possedere ti viene strappato via? Com’è quando tutte le tue ferite, le tue falle, vengono esposte agli occhi di tutti e all’aria fredda e brutale? Com’è quando ti destrutturano? Com’è veder morire i tuoi sogni?

E com’è, soprattutto, sapere che è tutta colpa tua, che potevi rimediare cento volte e cento volte non l’hai fatto?

Beh, non ti spezza, no. Ti frantuma. E quel che è peggio, ti fa pensare che sia giusto essere punito, che tutte le giornate orribili, grigie, insignificanti e dolorose che ti aspettano te le sei meritate, che attivarsi per evitarle o avere qualcosa di meglio sia un errore, forse anche un crimine.

Eppure, anche vedo il volto insanguinato di Superman, ogni mattina nello specchio (forse per non vedere il mio volto che invecchia), mi dico che la letteratura mi ha insegnato anche altro. Se oggi posso davvero apprezzare il dolore di certi scrittori, e i mondi scaturiti dalle loro ferite sanguinanti, è perché posseggo la mia, di ferita. Una voragine che rigurgita pezzi di vetro, un abisso di errori e vergogna lasciati a macerare nel marciume, certo – eppure, ora leggo il Canto V dell’Inferno e capisco. Guardo I Vitelloni, e capisco. Penso alle parole del Capitano Kirk, e credo di capire: “Non voglio fare a meno del mio dolore! Ne ho bisogno!”.

Penso al MessaggiodiTenerezzadell’AnonimoBrasiliano, e capisco perché qualcuno abbia voluto scrivere qualcosa del genere, dialogare con un Dio inesistente per vedere in lui un genitore affettuoso – più di un genitore, persino: il nostro creatore, padre e oltrepadre al tempo stesso. Cara letteratura, grazie per avermi fatto sentire meno solo, questa sera ché son solo davvero.

Questa notte ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore,

e sullo schermo della notte rivedevo tutti i giorni della mia vita.

Per ogni giorno della vita passata,

apparivano sulla sabbia due orme: una mia e una del Signore.

Ma in alcuni tratti vedevo una sola orma

che coincideva con i giorni più difficili:

i giorni di maggior angustia, di maggior paura e di maggior dolore.

Allora ho detto: “Signore,

Tu avevi promesso che saresti stato con me, sempre,

e io ho accettato di vivere con te.

Allora perché mi hai lasciato solo

proprio nei momenti più difficili?”.

E lui mi ha risposto: “Figlio mio,

tu lo sai che io ti amo e non ti ho abbandonato mai:

i giorni in cui hai visto solo un’orma sulla sabbia,

sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...