Gli Incredibili 2.

Incredibles-Concept

Brad Bird ci disprezza tutti.

Lo sapete, vero? Ci disprezza per la sua creatività che noi non possediamo, per le sue capacità lavorative che noi non abbiamo saputo sviluppare, per il suo coraggio professionale che noi abbiamo sempre evitato come la peste. Soltanto capendo questo, si può cogliere non soltanto il significato più profondo de Gli incredibili 2, ma di tutta la filmografia di Bird. Che film per bambini non ne ha fatti mai, davvero mai.

Procediamo con ordine.

Questo sequel de Gli Incredibili giunge a noi ben 14 anni dopo il suo illustre predecessore. Tuttavia, Bird decide di farlo cominciare nell’esatto momento in cui terminava il primo film. In altre parole, se nel mondo reale sono passati anni, nel Brad Bird-universe non è passato neanche un minuto. C’è una prima cosa della quale mi sono reso conto, guardando l’ultima fatica della Pixar: questo film non è assolutamente ambientato nel nostro mondo contemporaneo, come avevo invece creduto guardando Gli Incredibili in gioventù. Si tratta del Brad Bird-universe, piuttosto: un non-luogo nel quale l’estetica degli anni Sessanta si è fusa con la tecnologia ed i mali contemporanei, dando vita ad un mondo che potremmo considerare come il progenitore di quel che appare in Tomorrowland. Già, Tomorrowland. Il grande flop Disney di Bird,  “a movie that dares to inspire” come osservava The Verge, un film che mostrava (come e più di quello che sto recensendo ora) i legami del cinema di Bird con l’Oggettivismo, o Randismo che dir si voglia.

Ci andrò cauto, perché conosco poco l’argomento: Ayn Rand era un’intellettuale di origini russe, vissuta negli USA a partire dai vent’anni (anno del Signore 1925) per sfuggire al regime sovietico, innamorata persa di Victor Hugo e del Romanticismo tutto. La corrente filosofica dell’Oggettivismo, da lei fondata, si basa (per sommi capi) sull’esaltazione dell’individuo e delle sue capacità, che verrebbero soffocate e immiserite dalla plebe anonima generata dalla società di massa. L’amore di Rand per la figura eroica e larger-than-life emerge con chiarezza in Atlas Shrugged, un romanzo distopico/manifesto di propaganda delle sue idee (anno del Signore 1957). La corrente di pensiero fondata dalla Rand esalta il capitalismo puro, vedendo in essa l’unica forma di organizzazione sociale atta a permettere il conseguimento della felicità da parte degli individui. L’imprenditore assume i contorni di una figura titanica, in quanto faber fortunae suae che cerca di imporre la propria volontà sul mondo, o su di una porzione di mondo, sfruttando appieno le proprie doti ed elevandosi dalla massa di coloro che non osano. L’Oggettivismo è stato aspramente criticato a più riprese, per la sua adesione totale ad un capitalismo “selvaggio” che vede il welfare state come fumo negli occhi e che sembra sostanzialmente aderire alla massima “i deboli soccombono, i forti sopravvivono per combattere ancora”. Occorre specificare, per amor di onestà intellettuale, che la Rand ripugnava la violenza fisica e aspirava alla fondazione di una società che ne abolisse l’uso. Ad ogni modo, l’Oggettivismo randiano ha certamente lasciato una traccia negli States, tanto da meritarsi un monumento ad esso dedicato, l’Atlante del Rockefeller Center, ad opera di Lee Lawrie. Per una di quelle costruzioni di senso tutte americane, tuttavia, la statua dell’Atlante considerata un simbolo dell’Oggettivismo risale al 1937, ben vent’anni prima della pubblicazione di Atlas Shrugged. Sia come sia, oggigiorno l’Oggettivismo viene rivendicato come feticcio culturale dalla galassia di movimenti politici americani noti come Tea Party, incentrati sul tentativo di recuperare lo “spirito della frontiera” alla base del Sogno americano (e occupati anche nel tentativo di colonizzare culturalmente il Partito Repubblicano, già che ci sono).

.
Il simbolo dell’Oggettivismo, che osservai con questi occhi mortali quand’ero giovane in un momento felice.

Questa lunga premessa era doverosa: Bird è stato più volte accostato (o accusato?) alle idee oggettiviste. Per incredibile che possa sembrare, anche un’altra figura di capitale importanza della cultura pop americana era vicina all’Oggettivismo: si tratta di Steve Ditko, co-creatore di Spiderman e creatore di The Question, l’inquietante giustiziere che divide il mondo per assoluti: da quest’ultimo sarebbe poi derivato il Rorscharch di Watchmen,  anch’egli sostenitore dell’individualismo e dell’ultradestra americana.

ditko
La più grande sequenza nella storia editoriale dell’Uomo Ragno è, anche e soprattutto, un inno all’Oggettivismo. Qualsiasi analogia con Atlante è puramente voluta.

ditko3
Ecco a voi Mr. A, un altro individuo eccezionale che avanza in un mondo di corruzione e debolezza: creato da Ditko, ma figlio del pensiero della Rand.

 

Ditko ha concluso di recente i propri giorni, dopo essere uscito dal giro del fumetto di massa alla fine degli anni Sessanta. Bird, invece, è ancora sulla cresta dell’onda, e nel suo nuovo film ci palesa quanto ci disprezzi, quanto tutti noi gli facciamo schifo, e quanto in fondo abbia ragione. Tutto questo, in un blockbuster Disney, ovvero una delle produzioni più controllate e censurate al mondo. Occorre dare credito, tuttavia, all’intero team Pixar della cosa. Nel corso degli anni, infatti,  oltre a fare cinema di altissimo livello questi creativi hanno saputo inoculare come un virus una serie di messaggi tutt’altro che concilianti, nei loro presunti “film per bambini”.

Arrivati a poco più di metà del film, Bird lancia il suo anatema contro di noi. Ci sto girando troppo intorno, l’anatema in questione è il seguente, pronunciato dallo Screenslaver (l’antagonista del film):

The Screenslaver interrupts this program for an important announcement. Don’t bother watching the rest. Elastigirl doesn’t save the day; she only postpones her defeat. And while she postpones her defeat, you eat chips and watch her invert problems that you are too lazy to deal with. Superheroes are part of a brainless desire to replace true experience with simulation. You don’t talk, you watch talk shows. You don’t play games, you watch game shows. Travel, relationships, risk; every meaningful experience must be packaged and delivered to you to watch at a distance so that you can remain ever-sheltered, ever-passive, ever-ravenous consumers who can’t train themselves to rise from their couches to break a sweat, and participate in life. You want superheroes to protect you, and make yourselves ever more powerless in the process. Well, you tell yourselves you’re being “looked after”. That you’re inches from being served and your rights are being upheld. So that the system can keep stealing from you, smiling at you all the while. Go ahead, send your supers to stop me. Grab your snacks, watch your screens, and see what happens. You are no longer in control. I am.

 

screenslaver
Ogni riferimento al discorso alla nazione di V nell’omonimo fumetto di Moore è assolutamente voluto.

Ora, questo testo arriva nel mezzo di una scena d’azione, ed è stato per me come una mazzata. Quando dico che Bird ci disprezza, ovviamente, esagero (davvero?) per catturare l’attenzione. Ciò che Bird sembra davvero disprezzare è un mondo occidentale dove, per effetto della Grande Crisi e delle nuove forme assunte dal capitalismo, l’iniziativa personale risulta essere sempre più limitata. Tolti coloro che sono abbastanza brillanti e previdenti (ce ne sono), o semplicemente fortunati e privilegiati, da accedere ad università e lavori di alto livello, il resto della popolazione occidentale fronteggia un crescente declino delle proprie prospettive future. Ciao viaggi zaino in spalla, ciao foto a Macchu Picchu. Ciao interrail, overseas, ciao master all’estero, ciao università, ciao casa al mare, ciao matrimonio, ciao macchina di proprietà. Cosa resta? Netflix. L’Italia in questo fa storia a sé, nel senso che la limitazione delle possibilità individuali fa il paio col nostro familismo amorale, che tende a limitare ancor di più l’iniziativa individuale e gli sconvolgimenti profondi (a volte necessari, a volte addirittura benefici) della struttura sociale.

Bird disprezza un mondo che ha generato computer sempre più user-friendly, che hanno prodotto una legione di utilizzatori di PC incapaci di comprendere il significato della definizione “driver di aggiornamento”. Bird ce l’ha con un mondo che, scrivendo in piccolo le clausole dei contratti di installazione, ha generato orde di utilizzatori di smartphone e tablet inconsapevoli del fatto di stare lavorando gratis per alcune grosse corporation (fondate e dirette da gente che, peraltro, ha grossi punti in comune con il pensiero Oggettivista). Inconsapevoli non perché effettivamente raggirati, ma in quanto troppo pigri per leggere le note in piccolo. Troppo lenti nel comprendere le novità, per chiedersi come mai Facebook sia gratuito. Bird odia un mondo che ha abolito le parolacce, trasformando buona parte delle produzioni del cinema USA (e anche di quello europeo, via) nel “cinema dei telefoni bianchi” di fascista memoria, dove i problemi non si nominano e i potenti non esistono. Un mondo che ha abolito le parolacce, mentre incubava i nuovi autoritarismi. Bird non sopporta un mondo nel quale tutte le esperienze debbano essere mediate, controllate, avvenire in un ambiente sicuro, fino a non essere più classificabili come tali, fino a trasformarsi in simulazioni. Ed i supereroi sono il simbolo di questo abbraccio protettivo e mortale, creati affinché tu possa credere di essere al centro di tutto, il fine ultimo che la società si impegna a difendere. E mentre ti culli in questa calda coperta di Linus, ci dice Bird, il Sistema ti sorride e ti deruba un altro pochino. Non (soltanto) di denaro, no. Il Sistema ti ruba pezzi di vita, orizzonti più ampi, idee nuove, coraggio, intraprendenza. Ti ruba anche la sofferenza, che però non si può cancellare: essa torna sotto forma di horror vacui, di nichilismo, di depressione. Lo hygge non è altro che la facciata pulita e cool della depressione e del rifiuto della realtà, voi hipster là fuori ne siete consapevoli, vero? Vero?

ii.jpg

 

Beh, almeno questo è quello che ci ho letto io, eh. Non so se davvero il buon Brad abbia queste convinzioni, ma mi sembra molto difficile leggere un discorso del genere sotto un’altra luce. I supereroi de Gli Incredibili 2 vengono visti dal cattivo come gli agenti inconsapevoli di un potere narcotizzante, che non vuole né individui eroici, né sudditi, né cittadini. Il Sistema ha bisogno soltanto di consumatori, di gente che compra le magliette dei film perché ricorda la propria infanzia spesa a guardare cartoni animati e serie TV. Eppure facevamo tante altre cose, durante la nostra infanzia. Com’è che ricordo così bene i cartoni che ho visto, e così male i pomeriggi passati a giocare alla guerra con le MicroMachines, la Grande Guerra dei Liquidator a casa di XYX, quel giorno che a Carnevale mi vestii da punk, quella volta che mi regalarono una pista di macchinine elettriche e ci giocai con XXY e YXX? Chi ha sbiadito i miei ricordi?

Comunque.

Se Gli Incredibili rappresentava sostanzialmente una versione for dummies di Watchmen, nella quale i “super” venivano costretti a ritirarsi da una società troppo meschina per apprezzare la grandezza dei loro sforzi, il sequel sembra una versione riveduta e corretta de Il cavaliere oscuro colpisce ancora, dove i supereroi decidono di “correggere” le storture di una realtà corrotta dando finalmente l’assalto al potere politico dei comuni mortali. Le vicende della famiglia Parr assumono nuove, inaspettate pieghe: non più fiancheggiati dal Governo (che ne garantiva l’anonimato), i “super” si trovano a un passo dall’indigenza economica per aver salvato il mondo. Insomma, ci dice Bird, essere eccezionale in un mondo di mediocri non paga granché. Questo è anche un film speculare al suo predecessore: se nel primo titolo della saga le vicende si incentravano su Mr. Incredible, stavolta la protagonista è Elastigirl, col resto della famiglia che interviene “al momento giusto”. Girl power, quindi? Sì, ma senza adeguarsi troppo alla corrente di pensiero imperante. La mia impressione è che, al netto delle pressioni certamente ricevute per fare il film in un certo modo (e incassare di più), Bird rimanga capace di mantenere un proprio sguardo sulle cose, anche in una produzione miliardaria come questa.

Un altro elemento importante dei film di supereroi è, ovviamente, il cattivo. L’antagonista carismatico rappresenta una necessità, volta a far risaltare l’eroe nella lotta e a rendere il film memorabile. Tuttavia, nel caso de Gli Incredibili 2 abbiamo un antagonista che (tolto il discorso qui sopra) non reclama troppo spazio per sé. Un elemento interessante, tuttavia, emerge se osserviamo agli antagonisti di entrambi i film della saga:

  • Gli Incredibili: un normale essere umano e fanboy dei supereroi che, venendo rifiutato dal suo eroe, si trasforma in un hater e decide di sterminare i super, riportando in alto la mediocrità ed arricchendosi nel frattempo;
  • Gli Incredibili 2: un essere umano che, a causa di un trauma personale, vede nei supereroi dei protettori inefficaci, e delle utilissime pedine per un sistema volto a banalizzare gli esseri umani, a renderli “plebe”;

In altre parole, l’intera saga supereroica messa in piedi da Bird si interroga sul problema della difficile convivenza fra normali e speciali, fra eccezionali ed ordinari, fra vero talento e rassicurante mediocrità.

Per passare al resto della pellicola, le scenette comiche sono di buon livello (è pur sempre un film Pixar), così come le sequenze di combattimento (anche se non si raggiungono i livelli di bellezza e maestosità del primo film, soprattutto nei momenti di sfida contro il robot assassino Omnidroide 9000). Il ritorno di Edna Mode è sempre cosa gradita, sebbene non si tratti più dell’invenzione inaspettata e brillante del primo film. A funzionare poco (forse anche a causa di un doppiaggio italiano VERGOGNOSO. Bebe Vio come doppiatrice grida vendetta) sono i nuovi supereroi, che non erano presenti nel primo film. Funzionano poco o vengono sviluppati poco, a seconda di come vogliate vedere la cosa.

Per finire, due menzioni d’onore: la prima riguarda la bellezza visiva del mondo creato da Bird e dai ragazzi della Pixar, un decopunk (spero di non aver toppato la sottocorrente narrativa) semplicemente meraviglioso, con riferimenti che vanno da Metropolis al Diabolik di Bava, passando per tutto ciò che di bello c’è stato nei ’60 a livello visivo. La seconda nota di merito sta nel fatto che, in un film Disney/Pixar, vi sia una chiara imitazione di Walt Disney: un personaggio che ne replica perfettamente l’entusiasmo infantile, la visione semplificata del mondo e la capacità innata di banalizzare qualsiasi costrutto culturale  troppo complesso per l’americano medio.

ii2.jpg

Cosa mi resta da dire, quindi? Grazie, Brad. Cento di questi film. Insegnaci sempre a guardare in alto.

P.S. qui, cari Lettori Inesistenti, trovate il link di un articolo che affronta il problema Bird/Oggettivismo, e lo fa certamente con maggiore perizia di me.

https://www.vox.com/culture/2018/6/27/17504376/brad-bird-incredibles-objectivist-ayn-rand

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...